II domenica di Pasqua Gv 20, 19-31

 
 

– a cura di Mons. Sergio Salvini –

pace: perdono e riconciliazione –

Tommaso è esigente: per credere vuole vedere.
Non vuole un miracolo per credere. Vuole vedere i segni nelle mani, nei piedi e nel costato! Non crede in Gesù glorioso, separato dal Gesù umano che soffrì sulla croce.

Quando Giovanni scrive, alla fine del primo secolo, c’erano persone che non accettavano la venuta del Figlio di Dio nella carne. Erano gli gnostici che disprezzavano la materia e il corpo. Giovanni descrive la preoccupazione di Tommaso per criticare gli gnostici: “vedere per credere”. Il dubbio di Tommaso lascia anche emergere la difficoltà di credere alla risurrezione.
Il testo sottolinea: «sei giorni dopo». Ciò significa che Tommaso fu capace di sostenere la propria opinione durante una settimana intera, contro la testimonianza degli altri apostoli.

Caparbio! Grazie a Dio, per noi.

Dunque, sei giorni dopo, nel corso della riunione della comunità, i discepoli ebbero di nuovo un’esperienza profonda della presenza del Risorto tra loro. Le porte chiuse non impedirono a Gesù di entrare e manifestarsi in mezzo a coloro che credono in Lui.

Anche oggi è così. Anche quando siamo riuniti con le porte chiuse, Gesù è in mezzo a noi. E sino ad oggi la sua prima parola è e lo sarà sempre: «La pace sia con voi!».

Gesù non critica né giudica l’incredulità di Tommaso, ma accetta la sfida e lo esorta: «Tommaso, metti il dito nelle mie mani!». Gesù conferma la convinzione dell’apostolo e delle comunità: il risorto glorioso è il crocifisso!
Ripetiamo anche noi con il discepolo: Signore mio e Dio mio!». Questo dono di Tommaso è l’atteggiamento ideale della fede.

E Gesù lo completa con un’affermazione significativa: «Hai creduto perché mi hai visto. Beati coloro che senza aver visto, crederanno!» Così Egli dichiara beati tutti noi che ci troviamo nella stessa condizione: senza aver visto, crediamo che il Gesù in mezzo a noi è lo stesso morto crocifisso.

In questa seconda apparizione, Egli ripete: «La pace sia con voi!»… Il risorto pone l’accento sull’importanza della pace. Costruire la pace fa parte della missione. Pace, significa molto di più che assenza di guerra. Significa costruire una convivenza umana armoniosa in cui le persone possano essere se stesse, avendo tutte il necessario per vivere, insieme, felici, nella concordia.

Il punto centrale della missione di pace è la riconciliazione, nel tentativo di superare le barriere che ci separano. Questo potere di riconciliare e di perdonare è dato alla comunità.

Nel vangelo di Matteo è dato anche a Pietro. Qui si percepisce che una comunità senza perdono e senza riconciliazione non è una comunità cristiana.
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«Andate, pastori, su tutte le strade del mondo, andate  a portare la pace ed a rivelare ai popoli la loro dignità, la loro libertà, la loro missione! Ombre minacciose continuano a pesare sul mondo, a turbare gli animi di buona volontà, a paralizzare le energie oneste e costruttive.

Noi scongiuriamo tutti coloro la cui azione può essere determinante per conservare e consolidare la pace nel mondo, a misurare la gravità della loro responsabilità, e a fare di tutto per impedire lo scoppio di un nuovo cataclisma» (Paolo VI).